Un latitante di lusso
di Società Futura (25/01/2009 - 16:47)

E’ iniziata da qualche mese la campagna di riabilitazione di un pregiudicato di lusso, morto in latitanza all’estero, amico personale di molti esponenti politici, uomini di potere, giornalisti, funzionari e dirigenti dello Stato, finanzieri e banchieri, uomini di affari che ancora oggi si muovono sulla scena italiana. Come di chi parliamo? Ma di Bettino Craxi, naturalmente.
La figlia, senza pudore, ha persino dato vita ad una fondazione (la trovate su http://www.fondazionecraxi.org) allo scopo di “tutelare la personalità, l’immagine, il patrimonio culturale e politico di Bettino Craxi, e perseguire obiettivi di sviluppo e diffusione di valori etici, umanitari e solidaristici, operando sia al livello nazionale che internazionale“.
Quali valori etici poteva esibire un personaggio come Craxi? Fu condannato, con sentenza passata in giudicato, a 5 anni e mezzo per corruzione nel processo Eni-Sai e a 4 anni e mezzo per finanziamento illecito per le tangenti della metropolitana milanese. Tutto qui direte voi? Certo oggi in Parlamento siedono personaggi che addirittura hanno subito condanne per bancarotta fraudolenta, evasione fiscale, corruzione, banda armata, finanziamento illecito, mentre altri sono indagati per reati di mafia, quindi dov’è lo scandalo?
La scandalo stà proprio nel fatto che ci hanno così abituati ad una casta assolutamente disonesta ed insofferente alle regole, che questa situazione non suscita più la totale pubblica riprovazione, ma che, anzi, simili personaggi continuino ad essere eletti, o per meglio dire, inseriti nelle liste dei meritevoli dalle segreterie dei partiti e che spesso trattiamo il problema come se fosse una battuta da cabaret.
In ogni caso val la pena di ricordare che per tutti gli altri processi in cui era imputato il latitante di lusso Bettino Craxi (alcuni dei quali in secondo od in terzo grado di giudizio), è stata pronunciata estinzione dopo il suo decesso, altrimenti il solo elenco delle condanne avrebbe potuto occupare un paio di fogli A4, scritte fitte fitte.
Le condanne e i vari processi hanno dimostrato che Craxi teneva in Svizzera diversi conti correnti segreti affidati a prestanomi, dove depositava il denaro che aveva ricevuto sotto forma di tangente dai principali gruppi industriali italiani. Secondo la testimonianza di Maurizio Raggio, che era fuggito in Messico durante la bufera di Mani pulite, Craxi aveva accumulato un tesoro di cinquanta milardi di lire. Tale denaro fu poi impiegato, tra le altre cose, per l'acquisto di appartamenti in diverse città, tra cui Barcellona, New York, Milano, per l'acquisto di un aereo privato, di una televisione privata affidata all'amante Ania Peroni, di un hotel a Roma, un villino in Costa Azzurra per il figlio Bobo (buone vacanze a lui).
La gente ha una memoria troppo corta e la casta ne è consapevole.
Adesso, infatti, archiviata la stagione di mani pulite (vero caro Radaelli e caro Roberto Rosso) avanti tutta per la riabilitazione dei vecchi pregiudicati, così da colpire la Magistratura e le voci fuori dal coro che non accettano il regime che governa oggi il nostro Paese.
Da matrix (piccolo Mentana) al TG1, passando da Porta a Porta (trovassero l’uscita finalmente), sino ai seminari pubblici della fondazione Craxi la strategia è semplice: Craxi fu uno statista ed un grande politico, non ci fu un argomento ed un problema sul quale non si diede una soluzione o scrisse parole di grande saggezza, la sua visione politica anticipava le grandi riforme attuate dal centro destra, fu perseguitato dai comunisti e dai loro Magistrati, oggi i suoi eredi chiedono giustizia.
A me personalmente questi messaggi, che ogni giorno ci bombardano, provocano rabbia e scandalo. Non riesco a dimenticare l’arroganza nella gestione del potere e la famelicità nel ingurgitare risorse pubbliche da parte di quel sistema politico corrotto e dannoso per il Paese, che distrusse il tessuto sociale e produttivo dell’Italia. Ancora oggi, proprio grazie agli eredi di Craxi, Forlani, Andreotti & C. stiamo subendo una crisi economica e sociale pesantissima.
Ma alla casta non interessa il bene della collettività ed agisce solo per conservare i propri privilegi e le posizioni di potere. Pensate che la fondazione intitolata ad un pregiudicato latitante, grazie ai vecchi amici, è riuscita in questo:
1. In data 6.2.2004 la Fondazione Craxi ha stipulato una convenzione con la Direzione Generale per gli Archivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – per una ricerca finalizzata al riordino dell’Archivio Bettino Craxi che avrà la durata di anni 3. I criteri scientifici da adottare per l’adempimento del progetto, verranno concordati con il Direttore del Servizio documentazione e pubblicazioni archivistiche della Direzione Generale per gli Archivi e con il Soprintendente Archivistico per il Lazio.
2. La Fondazione partecipa al Progetto culturale denominato “Archivi on line” promosso dal Senato della Repubblica che vede i documenti dell’Archivio Storico Craxi inseriti anche nel contesto più generale della consultazione on-line dei documenti degli Archivi storico-politici contemporanei.
3. Il 31 marzo 2004, si è costituito il Comitato Scientifico della Fondazione Bettino Craxi, composta da eminenti personalità del mondo accademico e culturale italiano.
4. Sempre nel 2004 la Fondazione è stata inserita dal Ministero degli Affari Esteri nella tabella triennale come" Ente a carattere internazionalistico".
Sono notizie che trovate sul sito della Fondazione e che mai avrei voluto trovarci.
Chissà, forse le ragioni di questa riabilitazione postuma vanno trovate anche in una sorta di sentimentalismo riconoscente da parte di quei reduci della P2, oggi ancora in Parlamento o in qualche posto che conta, commossi dalla riuscita del Piano di Rinascita Democratica del loro amico e Gran Maestro Licio Gelli.
Craxi non fu mai iscritto alla loggia P2 ed alla Massoneria, ma il suo partito e la sua dirigenza facilitarono la vita a molti iscritti a quella loggia e, ancora oggi, si sospetta che i tre decreti legge sul radiotelevisivo (tra il 1984 e 1985) e la Legge Mammì, emanati per permettere a Fininvest di trasmettere (la legalità era discussa), siano stati facilitati dagli iscritti della P2 presenti nel PSI oltre che dallo stesso Craxi, indicato dal piano della P2 come uno degli esponenti politici con cui prendere contatti per l'attuazione del piano stesso (fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Piano_di_rinascita_democratica).
Non regge, a questo punto, la strisciante strategia di riabilitazione gestita utilizzando il messaggio Craxi = statista. Il dizionario della lingua italiana, infatti, definisce statista “chi è a capo di uno Stato, chi governa uno Stato”. Craxi fu due volte Presidente del Consiglio, ma è stato soprattutto il difensore del sistema di finanziamento illecito dei partiti (ricordiamo i due interventi alla Camera dei Deputati) ed un pregiudicato per reati gravissimi contro la pubblica amministrazione. Mi chiedo ancora oggi perché non sia mai stata presentata domanda di estradizione dal governo italiano dell’epoca. Chissà….????
Gli amici della P2 ed i sostenitori dell’impunità dei politici lo eleggano pure come loro eroe e paladino. Noi che crediamo nell’etica e nell’onestà abbiamo il dovere di ribellarci allo scandalo.
In ogni caso a noi piace ricordare Bettino così, con nostalgia e commozione, immerso nel bagno di folla che meritava:
Vi mettiamo a disposizione, infine, un estratto del piano di rinascita democratica di Gelli perché possiate trovarci qualche elemento di riflessione sull’attualità del nostro Paese. Da wikipedia:
Il cosiddetto piano di rinascita democratica, parte essenziale del programma piduista, consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l'informazione.
Sebbene la P2 sia stata scoperta, alcuni punti del piano sembra che abbiano comunque trovato realizzazione negli anni seguenti: a livello istituzionale, di assetto economico nel mondo imprenditoriale e soprattutto a livello mediatico.
Principali punti attuati o proposti:
a. La nascita di due partiti "l'uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l'altra sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali e democratici della Destra Nazionale)." allo scopo di semplificare il panorama politico. Questi, a trent'anni di distanza, coinciderebbero rispettivamente con il Partito Democratico ed il Popolo delle Libertà Il sospetto potrebbe trovare fondamento nel fatto che il leader del secondo partito, Silvio Berlusconi, era iscritto alla P2, nonché nella presenza di diversi piduisti in entrambe le formazioni politiche, sebbene la spinta propulsiva al cambiamento abbia avuto origine nel primo partito.
b. Controllo dei media. Il piano prevedeva il controllo di quotidiani e la liberalizzazione delle emittenti televisive (all'epoca permesse solo a livello regionale) allo scopo di controllarle, e in questo modo influenzare l'opinione pubblica; nonché lo smantellamento della RAI. Prima della scoperta della loggia questo aspetto era giunto a realizzazione con il controllo dei principali quotidiani e l'acquisizione di telemilano58 (poi Canale 5). Dopo la scoperta della loggia questo aspetto del piano sembra sia portato avanti dall'iscritto Silvio Berlusconi che ha acquisito altri due canali televisivi e allo stato attuale controlla direttamente o indirettamente alcune testate giornalistiche.
c. Progetto Bicamerale del 1997 (Commissione parlamentare per le riforme costituzionali)."ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR)" che coinvolse principalmente Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi, appunto i leader dei due maggiori schieramenti.
d. Riforma della magistratura: divisione tra ruolo del P.M. e del magistrato, responsabilità del CSM nei confronti del parlamento. Tema nell'agenda politica dalla fine della Prima Repubblica e tuttora attuale. Si osserva che introdurre la responsabilità del CSM nei confronti del parlamento sarebbe tecnicamente una subordinazione del potere giudiziario al potere legislativo, e quindi verrebbe meno la separazione dei poteri. La modifica, infatti, necessiterebbe di una riforma costituzionale.
e. Riduzione del numero dei parlamentari
f. Abolizione delle province. Trova corrispondenza nel programma elettorale di Forza Italia del 1994, 2001 e del Popolo delle Libertà del 2008, limitatamente alle province al cui interno vi sono "città metropolitane".
g. Abolizione della validità legale dei titoli di studio. Nel programma di Forza Italia del 1994.
Licio Gelli sostiene che le coincidenze non sarebbero casuali.Dello stesso avviso Mario Guarino, Sergio Flamigni e Umberto Bossi (almeno lo era…).
È stato ipotizzato che l'attuazione possa essere stata facilitata dalla mancata epurazione degli iscritti alla P2 nelle varie istituzioni pubbliche (fatta esclusa magistratura e Democrazia cristiana).
Nel novembre del 2008 Licio Gelli afferma che Silvio Berlusconi (Presidente del Consiglio eletto nell'aprile 2008) è l'unico che può realizzare il Piano.
Ed ecco la lista degli iscritti alla P2:
magg. Giuseppe Aleffi, noto "Pino" (Pisa, 762) (comandò nuclei SIOS di Marisardegna e Camen, ex deputato di Forza Italia, relatore di un disegno di legge per la concessione dell'uso della bandiera nazionale al Corpo speciale volontario ausiliario dell'esercito dell'Associazione dei cavalieri italiani del Sovrano militare ordine di Malta, non rieletto nel 2001, candidato alla Camera con Italia dei Valori.
dott. Silvio Berlusconi (Milano, 625)
on. Giulio Caradonna (Roma, 909) (ex deputato MSI, non ha aderito ad AN per contrasti con Gianfranco Fini) Ha lavorato con Giuseppe Ciarrapico. Nel 2006 è diventato amministratore unico della sua società "Partecipazioni e Consulenze".
on. Fabrizio Cicchitto (Roma, 945) (Capogruppo alla Camera del Popolo delle Libertà)
Maurizio Costanzo (Roma, 626)
dott. Antonio D'Ali Staiti (Trapani, 303) (proprietario di Banca Sicula e zio di Antonio D'Alì jr, senatore di Forza Italia)
on. Filippo De Jorio (Roma, 511) (ex DC, in anni più recenti ha aderito all'Italia dei Valori, partito che ha lasciato in polemica con Antonio Di Pietro)
dott. Franco Di Bella (Milano, 655) (ex direttore del Corriere della Sera)
Massimo Donelli (Napoli, 921) (attuale direttore di Canale 5)
dott. Publio Fiori (Roma, 646) (Ministro dei Trasporti nel Governo Berlusconi I. Co-fondatore di Alleanza Nazionale)
on. Vito Napoli (Roma, 887)
on dott. Rolando Picchioni (Torino, 808) (ai tempi dello scoperta della lista deputato della Democrazia Cristiana poi passato nel CDU, nel Partito Popolare Italiano, nell’Udeur, nella Margherita e dal 2007 entrato a far parte del Partito Democratico)
dott. Vittorio Emanuele di Savoia (Ginevra, 516)
dott. Gustavo Selva (Roma, 623) (ai tempi dello scandalo europarlamentare per la Democrazia Cristiana, ex direttore del GR2, poi deputato di Alleanza Nazionale e senatore di Forza Italia)
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